Come si vive a..

“Cosa vuoi fare da grande?”
“Voglio imparare le lingue, per diventare un’interprete e poter viaggiare”

Non sono diventata un’interprete, ma sì una viaggiatrice. Finalmente, dopo vent’anni da quella domanda in prima elementare, sono riuscita a realizzare quello che avevo sempre voluto fare.
E non soltanto ho avuto la fortuna di viaggiare. Ho anche vissuto in luoghi e città, visitato paesi e conosciuto culture che mi hanno cambiata e reso, credo, una persona migliore.

Non vi starò ad annoiare elencandovi tutti i posti che ho visto: mia mamma ha sempre organizzato gite in pullman due o tre volte l’anno ed è così che ho iniziato a scoprire posti in Italia e a frequentare hotel. Man mano che imparavo le lingue ho cominciato ad aiutarla a prenotare hotel e tour all’estero, e a fare da traduttrice nel caso di bisogno. I mercatini di Natale a Bressanone e Bolzano, Monaco di Baviera, Vienna, Innsbruck, Salisburgo, sono tutte nei miei ricordi legati all’inverno, mentre Lourdes, Nizza, la costa azzurra, Pompei e Napoli, Alberobello, la Provenza, il lago di Como, Barcellona, rimarranno bellissimi viaggi primaverili, in compagnia di sorella, cugini ed ex fidanzati.
Ma in quel caso si trattava sempre di gite, massimo tre o quattro notti fuori casa.

L’avventura vera è iniziata quando sull’aereo o sul treno ci sono salita da sola.
Ancora oggi mi stupisco del coraggio con cui mi mamma mi lasciò partire per l’Inghilterra a 13 anni. D’accordo, ero in un college con un gruppo di italiani, ma erano comunque due settimane di vacanza studio, oltreoceano, quando ancora non c’erano i cellulari e io dovevo chiamare a casa con la cabina telefonica e dire a mia mamma di rispondere “yes” all’operatore per accettare la mia chiamata.

A Exmouth si sono seguiti Geldrop nei Paesi Bassi -viaggio pagato dal liceo come premio fine progetto europeo, in rappresentanza della mia classe-, Norimberga per due settimane in famiglia, sempre vacanza studio, e Barcellona, in gita scolastica.

Nel frattempo, in estate, ho iniziato a lavorare per due mesi a Rimini, nel campeggio in cui avevo trascorso la mia prima vacanza da “grande”, dopo anni di vacanze da tre settimane con la famiglia in Puglia. L’idea era quella di tenermi occupata l’estate, più attratta dalla possibilità di stare al mare gratis per due mesi e mettere da parte qualche soldo (che allora, fidatevi, era tanto!) per poter poi spendere come volevo, piuttosto che per l’esperienza nel curriculum.

E così è nata la mia passione per il turismo, non solo come hobby ma anche come studio e lavoro, e stile di vita. Viaggiare per vacanza, viaggiare per conoscere, viaggiare per scoprire, viaggiare come avventura, vivere da viaggiatrice, viaggiare come vita.

Una laurea in turismo mi ha aperto le porte all’hospitality, e di conseguenza al resto del mondo.

Laureata, a vent’anni ti chiedi: come faccio a viaggiare con un budget limitato – e ferie limitate, se ho un lavoro fisso-?
Inizi a lavorare in hotel.
E fai le stagioni.
Perché in hotel e perché le stagioni? Semplice: l’hotel ti da vitto e alloggio e non hai spese, oltre ad avere uno stipendio notevolmente alto. Ora, le stagioni sono di solito due – inverno o estate – e sono diverse le mete che offrono questo tipo di lavoro. Una delle stagioni estive più lunghe, però, viene offerta da Minorca. Lì, se si è fortunati, si lavora da Pasqua –o inizio maggio-, a fine ottobre.
Ecco quindi dove è iniziata la mia avventura in terra minorchina.
Per vari motivi che leggerete in seguito, una vita di stagioni non è semplice, sebbene sembri una sorta di vacanza-lavoro (che in parte lo è).
Desiderosa di scoprire l’America, mi sono diretta dall’altra parte dell’oceano alla ricerca di quel sogno americano di cui avevo tanto sentito parlare. Certo, l’ho trovato -per un attimo-, ma un anno a New Orleans mi ha fatto anche capire che quello non era il posto dove volevo vivere.
E quindi ora, eccomi qui, all’inizio di un’altra avventura, in terra londinese, dicendo a me stessa che finalmente ho messo la testa a posto, e ho iniziato un lavoro a tempo indeterminato, non tanto per il tipo di contratto, quanto per il fatto che non ho una scadenza per rimanere qui. Non più contratti di sei mesi e poi l’incerto. Avrò trovato il mio posto? Non resta che aspettare.

Nel frattempo, per chi è interessato a scoprire cosa c’è là fuori, eccovi una mini (davvero mini) guida sui posti dove sono stata. Se mai vi venisse la voglia di visitarli, o magari andare a viverci per un po’.

Stay tuned!

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