Chi è Alice

Le Avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie è il libro di Lewis Carroll del 1865.

Come molti sapranno, Alice, tentando di inseguire il coniglio bianco, scivola in una buca, che la condurrà in un paese immaginario dove vivrà diverse avventure.

Il sogno del Paese delle Meraviglie è quello che sto vivendo ora: nella buca del Bianconiglio ci sono caduta anni fa ormai, e non ho ancora trovato la via di casa.

In seconda media ero riuscita a convincere mia madre a lasciarmi andare due settimane in Inghilterra per una vacanza studio. Con un gruppo di ragazzi di Bologna, dopo alcuni incontri di preparazione, eravamo partiti per Exmouth, una cittadina sulla costa est, dove ci aspettava un alloggio in college, lezioni d’inglese dalle 9 alle 12 dal lunedì al venerdì, attività pomeridiane e gite nel week end.

Per me era un sogno. La mia prima volta all’estero senza genitori. Dove avrei dovuto parlare con gente dalle abitudini diverse e in una lingua studiata solo da 2 anni a scuola.

Sono passati tanti anni e, purtroppo, allora non avevo ancora iniziato a tenere diari dettagliati dei miei viaggi. Quello che mi è rimasto in mente furono gli shock culturali, che adesso mi fanno sorridere. Come quando allora, non avendo ancora un cellulare, dovevo usare la cabina telefonica del college per chiamare i miei. Per addebitare la chiamata, dovevo digitare il numero del centralino e farmi connettere al telefono di casa e, ancora in linea con l’operatore, dovevo far capire a mia mamma di rispondere “yes” per accettare la chiamata a carico.

O ancora vedere gli altri ragazzi andare in giro senza ombrello mentre pioveva. O mangiare fish & chips. O ancora andare al mercato e poter comprare solo 1 mela, invece di una confezione. Mangiare gli hamburger al barbecue o cantare YMCA alle “serate in discoteca”.

Quella fu la mia prima vacanza studio. Mi innamorai dell’estero: intendo, di tutto ciò che era diverso dall’Italia.

Da quel momento decisi che volevo imparare le lingue, per poter continuare a viaggiare.

In seconda superiore partii con altre ragazze della mia scuola per un meeting in Olanda a Geldrop, per discutere le conclusioni di un progetto europeo. La vita in famiglia, piuttosto che in college, mi piacque molto di più, tanto che in terza superiore convinsi di nuovo i miei a farmi andare due settimane in Germania, a Norimberga, sempre in famiglia per una vacanza studio.

In quarta superiore la svolta.

Le vacanze studio costavano parecchio e i miei non erano più tanto propensi a finanziare tutto senza una mia collaborazione. L’occasione volle che il campeggio a Rimini dove avevamo passato le vacanze estive, cercava una receptionist. Proposta: 3 mesi di lavoro a 1200 € al mese –tantissimi a quell’epoca!-, 7 ore al giorno, 2 giorni liberi, vitto offerto. La scelta era tra stare a casa e non fare niente (o meglio, passare l’estate tra i libri e lo studio) oppure vivere al mare in vacanza/lavoro.

Fu il mio primo lavoro e mi piacque tantissimo, tanto che ritornai per i tre anni successivi.

Per molti miei colleghi quello era un semplice lavoretto estivo, per mettere da parte qualche soldo durante l’università. Per me invece, avrebbe determinato la mia carriera professionale.

Vista l’impossibilità di stare ferma in un posto, mi iscrissi a Scienze Turistiche a Milano. 3 anni e mezzo li passai tra le aule universitarie, le stazioni dei treni di Mantova (dal moroso) e Bologna (dalla famiglia), e le stagioni a Rimini.

Avrei voluto fare un Erasmus o qualche mese di studio all’estero, ma la necessità di finire l’Università in tempo non mi diede l’occasione. Perché volevo finire il prima possibile?

Perché sapevo che volevo partire. Volevo tornare a viaggiare e conoscere posti nuovi. Ma non soltanto visitarli di passaggio. Volevo viverli. E il modo migliore per farlo era quello di andare a lavorarci.

Mentre ero a Milano durante uno stage che mi portò a Valencia per un congresso, iniziò a formarsi l’idea di un lavoro in Spagna. Trovai per caso, tra i siti suggeriti dall’Università, quello di Animafest.

Rifiutai un’offerta di lavoro molto buona a Milano per inseguire il mio sogno, anche se questo voleva dire addio alle stagioni a Rimini e addio ad una vita d’ufficio e un lavoro sicuro.

Con una valigia strapiena (per cosa poi, che usai solo un terzo delle cose che mi portai dietro –come sempre-?) e mille aspettative, partii per il mio primo “lavoro” in Spagna, a Minorca.

Quell’avventura determinò tutte le mie scelte successive, e, pur non sapendolo allora, avevo già trovato il posto che stavo cercando.

A fine stagione, però, mi ritrovai punto a capo. Non avevo un lavoro e non ancora le idee chiare sul mio prossimo passo. Desiderosa di scoprire e vivere nuovi posti, avevo iniziato a pensare all’esperienza di un anno negli Stati Uniti e avevo trovato un’associazione che avrebbe aiutato con il visto e la ricerca di un hotel. Purtroppo però, a parte il costo elevato del programma, i tempi erano molto lunghi e in quel periodo dell’anno non c’erano offerte. Pagai la prima quota e, intanto, tornai in Italia, a Bologna, dove, con una laurea in Turismo, 3 lingue e due esperienze di stage, l’unica cosa che riuscii a trovare fu un altro tirocinio in un hotel vicino a casa.

Cominciai a lavorare: il lavoro in sé mi piaceva tantissimo, ma la mia mente tornava troppo spesso all’estate a Minorca. Arrivò aprile e non avevo ancora notizie per gli Stati Uniti. La mia ex capo a Minorca mi chiese di tornare e..alla fine feci la pazzia di accettare.

Un’altra stagione a Minorca, questa volta con una macchina e una casa propria con il moroso, mi fece innamorare ancora di più dell’isola.

Ma a novembre la situazione era sempre la stessa. Non avevo più un lavoro e dagli Stati Uniti nessuna notizia. Le possibilità erano tante: Italia, Barcellona o..le Canarie.

Dopo aver inviato più di 200 curriculum, ricevetti una chiamata da un hotel a gestione italiana a Gran Canaria. Contratto quasi indeterminato, Canarie = clima perfetto anche in inverno, perché no?

Così misi da parte il progetto degli Stati Uniti, mi feci restituire i soldi dall’associazione, e partii per questa nuova avventura. Purtroppo Gran Canaria non si rivelò il paradiso che avevo tanto immaginato.

Sarà perché era inverno e vivevo ad Agaete, ma dopo un mese ero già stanca. Per caso, tra le tante application che inviai, un hotel americano mi rispose dandomi il contatto di HRC.

Quest’associazione si occupava dello stesso programma di un anno negli Stati Uniti a cui mi ero interessata e che avevo abbandonato.

Contattai HRC e, in meno di due settimane, avevo una richiesta di visto e un contratto con un hotel a New Orleans. Ero felicissima.

Gli ultimi giorni a Gran Canaria furono stra impegnati. Le dimissioni, il termine del contratto di affitto, 32 ore di traghetto per raggiungere Huelva (unico modo per portare a casa la macchina che avevamo comprato) e poi 21 ore di macchina per tornare in Italia, in treno fino a Firenze per ottenere il visto, gli addii veloci per poi atterrare a New Orleans il 6 di marzo.

L’anno a New Orleans è stato difficile ma ricco di esperienze, che potete leggere qui.

Mi fece rendere conto di cosa voglio e non voglio fare –credo- nella vita. Una volta tornata avrei potuto fare mille cose, scegliere mille strade, ma mi concessi un ultimo desiderio, il mio paradiso di Minorca. Rinunciai ad un lavoro ben pagato a Barcellona, la città in cui avrei sempre voluto lavorare, per tornare a Minorca –ancora adesso penso che potrei essere lì a organizzare viaggi dal mio ufficio e a passare i pomeriggi e i week end alla Barceloneta o lungo la Rambla, con un appartamento in affitto nell’Eixample-.

Mi disintossicai dalla vita di città durante i miei 6 mesi di ritiro a Minorca. E mi disperai ancora a ottobre, alla fine del contratto di lavoro, chiedendomi quale era la scelta da fare.

La vita è così breve per vivere e conoscere solo un posto.

A dicembre siamo partiti per Londra. Forse non la scelta migliore, ma sono convinta che ogni scelta, seppur sbagliata, sia servita a qualcosa.

Quindi le Avventure di Alice, alla ricerca di quel Paese meraviglioso dove vivere, non solo da sognare, continuano.

Magari, prima di quanto creda, mi risveglierò dal sogno, o semplicemente ritroverò la buca dove scivolai tanto tempo fa, scorgendo così la via di casa.

Se volete saperne di più, contattatemi!

 

****Aggiornamento: Da Febbraio 2015 vivo a Minorca. Potete seguire le mie avventure qui.****

 

 

4 thoughts on “Chi è Alice

  1. Pingback: Costa Rica: avventure in terra tica | Minorca all'improvviso

  2. Pingback: Trasferirsi a Minorca: i miei consigli | Minorca all'improvviso

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...