A Minorca, in inverno

Sono passate due settimane. Ebbene sì, due settimane a Minorca in inverno, ed è volata.

Chi conosce Minorca dopo aver lavorato una stagione qui si chiederà: che cosa avete fatto a Minorca per DUE settimane?

Volete un esempio di giornata tipo?

Sveglia alle 8.30. Se con la luce del sole ancora meglio, visto che la nostra stanza è ad est. L’unico rumore: gli uccellini del bosco sottostante.

Siamo un po’ riluttanti ad abbandonare il calduccio della doppia imbottita, visto che in casa ci saranno sì e no 15°.

L’idea dei proprietari della casa di fare buchi ovunque –nelle pareti, nel soffitto- per fare entrare la luce, è discretamente discutibile. Soprattutto quando d’inverno ogni finestra si appanna e i vetri nel soffitto gocciolano per l’umidità. Quando piove, un’intera parete di finestre s’inzuppa e l’acqua entra in casa. Abbiamo anche messo una catinella sotto la scala che dà alla terrazza per evitare pozzanghere.

Tra preparare la colazione e vestirsi sono le 10.

I programmi della giornata dipendono un po’ dal tempo. Se non piove, si può andare a fare delle escursioni.

Domenica scorsa siamo andati a Trebaluger. Cala Galdana è l’ideale punto di partenza per le passeggiate più belle, soprattutto perché in qualche ora si possono raggiungere le spiagge paradisiache del sud di Minorca. E, con mio stupore, lo sono anche d’inverno.

Vista dal Cami de Cavalls a Macarella

Vista dal Cami de Cavalls a Macarella

Finalmente si poteva camminare senza l’afa e il calore che caratterizzano i mesi estivi e scoraggiano anche gli escursionisti più coraggiosi.

L’odore di boscaglia era lo stesso, soltanto più umido. Le spiagge deserte, ricche di posidonia. All’arrivo alla cala Trebaluger, appena scese le scale di pietra, abbiamo cercato sassi e pezzi di legno per costruire un ponte, altrimenti l’altra possibilità di attraversare il fiume sarebbe stata rimanere scalzi (a 13°, poco raccomandabile). E’ bastato il minimo raggio di sole per scaldare l’aria. Alcuni minorchini si sono addirittura messi in maniche corte.

Sempre se non piove, si può andare a cercare legna. Non i pezzi più grossi –quelli, a meno che non comprate un’accetta, fate prima a comprarli; quelli più piccoli, per poter accendere le prime fiamme. E lì qualche ora la perdete.

Potete andare a fare escursioni a cavallo, raccogliere limoni e arance dietro casa oppure funghi.

Se piove, si può andare a sbrigare pratiche a Ciutadella o Mahon. In una mattinata siamo stati: in banca, al SOIB (il centro per l’impiego e ufficio INPS), alla polizia, dal negozio di telefonia, e se avessimo voluto, avremmo potuto continuare tra Comune e supermercato. E senza dare appuntamento a nessuno, abbiamo incontrato quasi tutti i nostri amici che, sorpresi, ci hanno accolto con un: Que haceis aqui? E poi sono rimasti ancora più stupiti dalla nostra risposta: de vacaciones.

Dopo le attività della mattinata, si torna a casa in pieno orario spagnolo per il pranzo: ore 14.

A quanto pare, poi, a Cala Galdana è tutto chiuso in inverno, a parte l’unico bar fortunatamente sotto casa, dove si riuniscono gli abitanti o lavoratori dell’urbanizzazione. Addirittura il bar stesso diventa il punto d’attrazione per i minorchini di Ferreríes, che alla domenica scendono qui per pranzare.

Quindi, come può mancare una caña o un caffè dal nostro amico barista e una partita a biliardo, mentre si legge il giornale e si sfrutta un po’ della connessione wifi?

E sono già le 17 e magari, perché no, in casa ci si dedica alla lettura, allo studio, alla tv, al gioco delle carte, alle faccende domestiche, alla preparazione della cena.

La cena alle 21, poi le opzioni sono: andare a trovare qualche amico che vive qui d’inverno, andare al cinema (€4,50 il lunedì e il martedì!), andare a qualche evento sporadico a Ciutadella o Mahon –mmh, più difficile, 40 minuti in macchina scoraggiano un po’. Ma siamo sinceri: un po’ minorchini ci si diventa inevitabilmente, e la maggior parte delle sere si passano sul divano, con copertina, cuffia e sciarpa, davanti alla tv e sempre più vicini alla stufa.

In effetti, a pensarci, sembra un po’ un programma per vecchi. In parte lo è, ma io preferisco definirlo come “viver bene, senza stress, in un paese a contatto con la natura, dove le relazioni umane hanno più importanza di una connessione wifi (che tra l’altro, è spesso intermittente, rallenta in alta stagione ed è accompagnata da un segnale assente nella maggioranza delle spiagge)”.

A volte sorrido –per non piangere- alla corrente che salta due o tre volte durante il temporale, all’aprire l’armadio e comprovare che i vestiti sono fradici, a infilarmi sotto le coperte bagnate d’umidità, alla riluttanza di fare la lavatrice perché non avrò vestiti asciutti per 3 giorni (solo 3 se stendo di fianco alla stufa), alle gocce che mi cadono in testa mentre mi lavo i denti in bagno, ai dolori articolari dell’umidità che si infiltra nella mie ossa, alla resistenza nel fare la doccia (perché a togliersi i 10 strati di vestiti e affrontare per un attimo il gelo della casa ci vuole coraggio), ad aprire il sacchetto del sale e trovarlo a grumi.

Ma c’è di peggio. Per quel poco di mondo che ho visto, ve lo assicuro.

Se questo è il prezzo da pagare per vivere nel paradiso, quasi quasi mi ci abituo.

Cala Galdana

Tramonto a Cala Galdana

E intanto continuo a sorridere, raccontando questi aneddoti, nella mia casa a due passi dal mare.

3 thoughts on “A Minorca, in inverno

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