Tanti viaggi, tanti valigie – parte 4

Milano – New Orleans via Düsseldorf e New York
Tempo:
21 ore effettive, 3 voli
Chilometri:
8342

verona-new orleans
Questo è un altro di quei viaggi che ricordo con nostalgia, nonostante allora mi ci vollero due settimane per riprendermi dal jet lag e dallo stress. Quindi, se dovete iniziare a lavorare qualche giorno dopo, non ve lo raccomando.
Mi era stato approvato il programma negli Stati Uniti, eravamo tornati dalle Canarie da 2 giorni e io ero appena stata a richiedere il visto all’Ambasciata di Firenze. Stavo aspettando con ansia il passaporto con il visto e, una volta ricevuto, a 5 giorni dalla prevista partenza per New Orleans, mi accingevo a comprare il biglietto aereo (si erano raccomandati di non comprarlo prima di avere effettivamente il visto in mano). Ora, sappiate che se volete comprare un biglietto per gli Stati Uniti, potete trovare buone offerte con varie compagnie (Air Berlin, Delta Airlines, British Airways). Un biglietto Milano-New York con scalo a Düsseldorf io lo pagai 250€, 4 giorni prima. Considerate però che i voli solo andata dagli Stati Uniti (per il ritorno in Italia) costano oltre i 600€. Dunque vi conviene sempre comprare andata e ritorno.
Peccato però che io non mi fermavo a New York: dovevo arrivare a New Orleans.

Negli Stati Uniti, visto che gli aerei sono molto usati come mezzo di trasporto (le distanze sono notevoli), ci sono varie compagnie low cost; queste però vanno prenotate in anticipo, altrimenti i costi sono comunque alti. Per darvi un’idea, io il biglietto New York-New Orleans lo pagai esattamente lo stesso della prima tratta: 250€! Mentre, con 2 mesi di anticipo, la tratta New Orleans-Los Angeles con Southwest la pagammo 110€ a persona.

Partii un martedì mattina di marzo, quando l’inverno gelido e particolarmente nevoso di quel 2012 non aveva ancora lasciato spazio alla primavera; con giacca di lana, anche per paura delle temperature di New York, e con 2 valigie oltre al computer e alla borsa. Il mio Pescatore mi accompagnò fino all’aeroporto a Malpensa, 2 ore di macchina tra eccitazione e paura, appena dopo aver festeggiato 6 anni insieme. Che bel modo di passare il 7° anno -a 8.000 km di distanza – direte voi. Una scappatoia per la crisi del settimo anno?

Non ho mai pianto così tanto durante una partenza in aeroporto. Non è facile separarsi da qualcuno dopo che s’inizia a convivere. Mi si erano inumiditi solo gli occhi, invece, quando salutai i miei.

Arrivai quindi a Düsseldorf, per il primo scalo. Tre ore dopo prendevo il mio primo volo intercontinentale e dopo nove ore di viaggio, arrivavo a New York, alle 16 ore locali. Io, a quel punto, ero già stremata. Per me erano le 10 di sera e sapevo di avere 4 ore di tempo prima di prendere l’ultimo volo. Peccato però che, arrivando da un volo extra-statunitense, dovessi passare il controllo passaporti/visto. La fila era immensa. Iniziavo seriamente a preoccuparmi per l’altro volo ed ero comunque agitata temendo che non mi lasciassero passare (ci avevano fatto tanto terrorismo sulle difficoltà di entrare negli States, anche con tutte le carte in regola). Poi dovevo ancora recuperare le valigie e fare di nuovo il check in. Alla fine trascorsi 2 ore interminabili in fila; poi, al mio turno, in due secondi mi diedero un’occhiata, nessuna domanda e.. via, un timbro sul passaporto – ADMITTED NYC, MAR 06 2012-

Welcome to the United States.

Ricordo vagamente le porte scorrevoli che si aprivano; le valigie dall’altra parte abbandonate sul pavimento al di fuori dei rulli –ormai erano trascorse ore dall’atterraggio-; il sollievo nel trovare le mie valigie e la difficoltà nel trasportarle tutte insieme da sola; il labirinto da percorrere per arrivare nella zona dell’aeroporto dedicata alla compagnia con cui volavo e la ricerca degli sportelli per il check in; lo shock nel vedere così tante persone di colore lavorare in aeroporto; la sorpresa nel vedere i punti di carica batteria per computer/cellulare sparsi qua e là.

Riuscii ad arrivare al gate mezz’ora prima della partenza e approfittai del wifi per far sapere a casa che ero arrivata – almeno a New York.

Di quel volo ricordo solamente le patatine blu. Durante il volo, infatti, era incluso uno snack e una soda, ma io ero talmente stanca che non riuscii neanche a digerire quelle poche patatine che assaggiai (nel menu non c’era niente di più sano di quelle chips e, non chiedetemi perché, erano proprio blu!).

Atterrammo a New Orleans alle 23 ore locali, per il mio fisico le 7 della mattina successiva. Uno zombie.

A quel punto sapevo solo che dovevo trovare le mie valigie e cercare un taxi per farmi portare in città. Avevo l’indirizzo di una ragazza svizzera mai conosciuta prima, anche lei a New Orleans per lo stesso programma, che abitava proprio alla fine di Bourbon Street nel French Quarter, ed era stata così gentile da offrirmi il divano letto del suo salotto, in attesa che trovassi una sistemazione permanente.

Con mio stupore, quella sera, il suo abbraccio nell’uscire dal taxi mi fu di conforto, e non ebbi bisogno di nient’altro per sprofondare in un profondo sonno di aihmè inquietanti sogni.

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