Tanti viaggi, tante valigie – parte 1

Ritorno a scrivere -dopo vari mesi- dall’Italia. E lo faccio in un viaggio di ritorno al passato. Sulla stessa linea Mantova-Bologna che per tanti anni mi ha accolto. Quanti soldi lasciati a Trenitalia…

Allora con i miei libri di università, nella speranza di riuscire a memorizzare qualcosa nelle 2 ore di viaggio; quando a volte di inverno il riscaldamento non funzionava, le nevicate bloccavano il treno in qualche campagna dimenticata da Dio, gli scioperi determinavano il cattivo umore, l’arrivo in orario portava sempre un respiro di sollievo.

Ora, invece, lo faccio con un iPad. E ripenso a tutti i viaggi che ho fatto nella mia vita e a quanto tempo ho trascorso spostandomi tra una città e l’altra, tra un continente e l’altro.
Certo, non posso dire di aver viaggiato il Mondo, ma sicuramente ho vissuto tante esperienze con valigie a seguito.

 

Gran Canaria – Mantova
Tempo: 36 ore di traghetto + 24 ore di auto
Chilometri: 3.473

canarie-mantova
Questo è stato il viaggio più lungo in assoluto, se consideriamo il tempo trascorso dalla partenza alla destinazione finale, non per vacanza -non includo i viaggi itinerario come quello da New Orleans a San Francisco, fatto di spostamenti aerei e in auto-.
Ci trovavamo allora a Gran Canaria e, dopo 4 mesi di vita isolana, avevamo deciso che ne avevamo abbastanza e che il paradiso tanto sperato non faceva proprio a caso nostro. Con il progetto degli Stati Uniti pronto ad essere avviato a breve, dovevamo tornare in Italia con quel poco che avevamo comprato lì in vista di una lunga permanenza. Prima fra tutte, la macchina. La mia C3, targata Las Palmas, non poteva essere lasciata lì. Ora, l’unico modo per trasportarla fino a casa era quello di prendere un traghetto. Eravamo già abituati ad imbarcarci con tanto di auto al seguito. Non è però da tutti i giorni farsi 32 ore su una nave!
Ci imbarcammo una tiepida mattina di febbraio dal porto di Las Palmas. Nonostante avessimo lo sconto residente, il biglietto aveva un costo notevole, da farci evitare la cabina. La maggior parte dei passeggeri aveva prenotato cuccette o sedili nell’area VIP. Questo significa che verso sera nelle zone comuni c’eravamo rimasti solo noi e qualche camionista. Non ero mai salita su una crociera, quella nave mi sembrava enorme. La cosa positiva è che durante il giorno c’erano l’animazione e il wifi, oltre alla proiezione di film. Ci trovammo una zona tranquilla, dove eravamo praticamente gli unici, e cercammo di dormire. I sedili però erano talmente scomodi che era impossibile chiudere occhio. A notte inoltrata mi stancai di rigirarmi continuamente alla disperata ricerca di una posizione comoda. Quando mi alzai, mi ritrovai il mio Pescatore sdraiato a terra nel corridoio, con tanto di coperta fin sopra i capelli -a momenti lo calpesto-.
Iniziai a vagare alla ricerca di un divanetto e mi illuminai quando ne vidi uno libero di fianco all’area giochi. C’era gente che si era sistemata armata di sacco a pelo sul pavimento morbido colorato, tra scivoli e Lego.
Il mio Pescatore mi ritrovò la mattina dopo avvolta in coperta e con gli occhi bendati da un asciugamano (c’era troppa luce diretta).
Giocammo al bingo fuori in terrazza, mente intorno a noi non si vedeva nient’altro che acqua. Avevamo attraversato l’Oceano.
Alle 21 arrivammo a Huelva (con 4 ore di ritardo). Era già buio e non si potevano vedere tutti i dettagli del porto e della città. La cosa che mi impressionò tanto fu dover passare i controlli della dogana. Controlli seri, di quelli in cui dovevi dichiarare sigarette e alcool, ti facevano aprire il baule e i cani si mettevano alla ricerca di sostanze illegali. D’altronde stiamo parlando di un porto dove arrivavano navi dall’Africa, in più le Canarie sono isole dall’agevolazione fiscale..
Scesa dalla nave continuavo a dondolare, la terra si muoveva sotto i miei piedi. A quel punto avrei volentieri dormito, sperando di trovarmi d’un tratto a casa. Ebbene, eravamo a poco più di metà viaggio. Con cartina in mano, ci siamo messi in strada verso Cordoba. Il piano era quello di guidare per altre 3 ore, fermarci a dormire in un ostello trovato a 15€ su booking.com, per poi ripartire la mattina presto. Il cambio di temperatura ci colpì in faccia come uno schiaffo, facendoci ricordare che non eravamo più di fianco all’Africa, benché sempre nel sud della Spagna. Era inverno e noi viaggiavano senza catene, visto che a Gran Canaria non c’era verso di trovarle.
Nella speranza di ritrovare la macchina intatta nel parcheggio la mattina successiva (era pur sempre stracarica e nel mezzo del nulla), ci addormentammo sfiniti e con tanto di vari strati di coperte di lana.
Quanti CD, pause in autogrill, segnali autostradali, e soprattutto Km, prima di vedere il cartello Ventimiglia, che indicava l’arrivo prossimo in Italia e il primo buon caffè e panino pomodoro mozzarella.
Ormai in Italia, le poche ore restanti ebbero la meglio -come sempre- sulla mia sonno.
Arrivammo a Mantova sfiniti alle 6 di mattina, con una macchina che, nonostante avesse un limite di 130 Km orari, non si era mai lamentata e aveva sopportato egregiamente carico e strada.

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