Che bella infanzia

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Quando ero piccola -parlo degli anni delle elementari-, la fine di agosto voleva dire solo una cosa: fine dell’estate.

Fine delle giornate di luce fino a tardi, fine dei pomeriggi passati sull’altalena in giardino, sulla collinetta del fico, o a casa della nonna.

I primi di settembre ricominciava, infatti, la scuola.

La vita allora si alternava tra scuola e vacanze. Da giugno a settembre si lasciavano da parte i libri e lo zaino e si trascorrevano le giornate con sorella e cugina nella casa di campagna dei nonni.

Passavamo ore a scoprire ogni angolo della camera degli ospiti, quella dove a volte ci fermavamo a dormire, aprire gli armadi, cercare stoffe in soffitta; creavamo collane con i bottoni, stiravamo fazzoletti, cucivamo vestiti per le bambole. Quando nascevano i conigli, portavamo loro l’erba del prato da mangiare. Se la mamma coniglio non superava il parto, a noi toccava alimentare i cuccioletti con tanto di biberon. Oppure portavamo ai maiali le zucchine troppo grandi dell’orto. Facevamo merenda con panino e prosciutto e poi ci mettevamo a preparare la crema con la nonna: in piedi sulla sedia accanto al fornello, mescolavamo per quelli che sembravano infiniti minuti, mentre il profumino di latte e limone si espandeva per la cucina.

All’insaputa dei nonni e dei genitori, prendevamo la scala di legno e ci arrampicavamo sull’albero accanto al pozzo, e ne esploravamo i rami alla ricerca del posto di avvistamento perfetto. Quando ci proibirono di arrampicarci lì – vi immaginate se cadevamo e di sotto c’era il pozzo in cemento!- puntammo l’albero al lato opposto della strada.

Annaffiavamo i fiori e storcevamo il naso quando la nonna usava il sangue dei maiali per nutrire i gerani –molto macabro a pensarci-. Piantavamo il mais e aspettavamo invano che crescessero le pannocchie, raccoglievamo tutte le sementi dei fiori per l’anno dopo, travasavamo piante ed erbe aromatiche, raccoglievamo albicocche e ciliegie.

Accendevamo fuocherelli con la paglia –piccole piromani crescono- e questo mi è costato anche l’incendio della mia Novelle Cuisine per ripicca di sorella e cugina.

I sabati si passavano sui cavalli con papà, oppure a costruire la casa sulla barca, oppure ancora nella cascina mentre lui costruiva il deltaplano e noi ci arrampicavamo sui bancali alla ricerca di chissà quali tesori.

 

Sorrido a ripensare a tutto questo. Quali altri bambini che nascono ora avranno un’infanzia come la nostra? Non esistevano iphone, videogiochi, o computer.

Non avevamo altri pensieri se non l’inizio della scuola a settembre e quindi il timore di non finire i compiti delle vacanze in tempo.

 

La malinconia mi assale.

Avevo tanta fretta di crescere allora. Ora mi chiedo cosa ne sia stato degli ultimi 20 anni.

Un giorno eravamo tutte e tre a costruire le nostre case con gli ombrelli nel giardino della nonna, e il giorno dopo ci troviamo: una a Londra con una vita geograficamente instabile, l’altra in Australia da due anni senza voglia di tornare, l’altra almeno accanto a casa sposata con una bimba.

Adesso i problemi che ci fanno venire il mal di testa sono ben altri.

 

Era bello essere bambini. Era bello esserlo allora.

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