I miss you, New Orleans

Piove. 

Dopo una notte di tempesta che ha attraversato l’isola per disperdersi nel Mediterraneo. E i figli dei vicini inglesi sono in piscina, urlando e saltando con la loro orca assassina gonfiabile. Il tutto alle 8 del mattino.

Quindi non mi resta che alzarmi e rendere produttiva la giornata: eccomi qui a scrivere di nuovo sul mio blog. Non vi abituate bene, però, che magari la prossima volta che posto sarà tra qualche mese!

 

Non l’avrei mai detto, ma mi manca NOLA. New Orleans, per intenderci. Dopo un anno in questa pazza, strana, umida città, non posso fare a meno di ricordare i bei momenti. L’anno della mia vita dall’altra parte dell’Oceano. Non vedevo l’ora di tornare a casa e adesso mi sembra che un anno sia volato via senza viverla al massimo.

Mi mancano i miei amici, soprattutto, le mie giornate straimpegnate di 24 ore, in una città che non si ferma mai, nemmeno con 50 gradi percepiti, minacce di uragani, allarmi di acqua non potabile, criminalità alle stelle. La vita continua nell’attesa del prossimo festival, occasione di divertimento o svago, fuga dalla routine.

Come se esistesse una routine a New Orleans.

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Il French Quarter

Anche in una giornata come questa non mi sarei chiusa in casa. Avrei bussato alla porta della mia coinquilina e saremmo uscite verso Magazine Street, a 4 blocchi da casa, a vagabondare sotto le gocce di pioggia, evitando le pozzanghere e le radici degli alberi che si fanno strada tra i marciapiedi, entrando nei negozietti di antiquariato o seconda mano, per poi finire sicuramente alla Rum House per Margarita e tacos, lamentandoci per ore dei colleghi e del lavoro. E, mentre torniamo a casa, essere sorprese da un acquazzone che ci costringe a rimanere attonite davanti al cancello, letteralmente in mezzo alla strada, a guardare disperate come non possiamo rientrare perché il marciapiede è sepolto dall’acqua. E ridiamo mentre lanciamo mattoni o assi di legno per crearci un ponte, che si rivelerà inutile, perché una volta passato il cancello bisogna raggiungere la porta della cucina dall’altra parte dell’ingresso, e non ci sono abbastanza mattoni e comunque non abbastanza alti.

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The beads tree

Questa è New Orleans.

Oppure avremmo preso lo streetcar per Downtown e una volta a Canal Street avremmo passeggiato per Bourbon St. o meglio Royal St., per evitare di farci trascinare a forza dentro i locali o farci lanciare beads dai balconi, giù fino a Frenchmen St., ad ascoltare Jazz, Funk, Swing a qualunque ora. Il French Quarter sarebbe stato degradante come sempre, con le strade ciottolate ricoperte di beads frantumate, resti delle carrozze coi cavalli, rifiuti abbandonati, acque di scolo nauseanti, scarafaggi qua e la, ma la musica e l’allegria sarebbero stato l’unico ricordo della serata.

Merito dell’alcol che accompagna inevitabilmente i momenti passati qui?

O sono i miei ricordi che si stanno deformando da quando sono ripartita?

 

Perché gli abitanti di questa città sono così: felici. Spensierati. Prevedono un uragano e loro fanno le valigie e si prendono le ferie. Occasione per visitare parenti. L’uragano spazza via la casa? Loro ricostruiscono. Ma non se ne vanno, non l’abbandonano.

Quando hanno dato l’allarme uragano io ero a casa da sola e se la mia coinquilina in viaggio in Texas non mi avesse chiamato io non mi sarei neanche preoccupata. Non mi sembrava vero.

Una settimana in hotel in attesa che finisse tutto (se l’hotel era sopravvissuto a Katrina, sicuro che poteva resistere ad Isaac, no?), e quando torni a casa il controsoffitto è crollato, e non c’è elettricità, e ci sono 40 gradi, e le finestre non si aprono perché la pioggia si è talmente infiltrata tra le pareti che si sono gonfiate e puzzano di umidità. Voglia di piangere e di scappare. E sei fortunato perché molte persone hanno perso la casa. O la vita.

 

Eppure, nonostante tutto, New Orleans mi manca.

Odi et amo.

Perché non ci torno?

Perché non sarebbe più lo stesso. Senza i miei amici. Compagni di avventura catapultati a NOLA come me, senza sapere bene cosa aspettarsi, che, anche se con fatica, sono arrivati alla fine del loro anno nella città del Big Easy. Un capitolo di vita nella città meno americana degli Stati Uniti. Dove la gente passeggia serena e al suono di una brass band improvvisata si mette a ballare. Dove la natura in certi quartieri inghiotte gli edifici abbandonati. Dove le beads pendono dagli alberi dopo il Mardi Gras.

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Armstrong Park

Non visitatela in vacanza, perché non vi piacerà. È una città da vivere a pieno, per capire i suoi abitanti, per amarla e odiarla allo stesso tempo, per innamorarsene e disprezzarla.

 

Partite, vivetela, e tornate. E allora capirete.

 

I’ll miss you, New Orleans.

4 thoughts on “I miss you, New Orleans

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